Consulenza – perchè affidarsi alla consulenza

Molti e diversi sono i motivi per cui un manager non compera consulenze. Sono motivi validi, secondo alcuni. Sono alibi e inutili timori, secondo altri. Probabilmente ci sono sia gli uni che gli altri. Sta di fatto che esistono consolidati giudizi a priori che ostacolano l’accordo di collaborazione e di scambio tra sistema azienda e sistema di consulenza. Sono valutazioni pregresse e consolidate, che vengono ritenute per acquisite. Ogni tanto sarebbe opportuno verificare il fondamento di queste convinzioni.
Ci proponiamo di indagare sul fenomeno iniziando con una classificazione delle principali fonti motivazionali al non-utilizzo. Le aree causali che identifichiamo sono quattro, con un discreto margine di sovrapposizione e di commistione.
Una prima componente è legata alla pura e semplice convinzione che il consulente non serva. In questa ottica il consulente è visto come una sovrastruttura tipica della situazione di opulenza.
Una seconda spinta al non utilizzo deriva da precedenti esperienze negative, personalmente vissute o riportate da altri. L’aneddotica umoristica sui consulenti, che ne costituisce lo stereotipo, è sempre legata a un’immagine figurata di imbroglio a danno del cliente, basato sulla vendita profumata di banalità e ovvietà senza assunzione di responsabilità.
Una terza motivazione nasce dalla paura del manager di sbagliare, cioè di chiamare un consulente per un problema che non è un problema; o forse lo è, ma non è percepito tale dall’ambiente aziendale.
Infine, una quarta remora all’ingaggio di consulenti consiste nella oggettiva difficoltà di scelta del consulente più efficace, del consulente più conveniente in senso complessivo.
Normalmente queste motivazioni, (meglio serebbe dire fonti di demotivazione), sono contemporaneamente e contestualmente presenti con enfasi diverse e anche con peso variabile nel tempo.
Teniamole separate, in questo lavoro di analisi, per meglio decifrare le cause profonde e poi, possibilmente, i rimedi. Procederemo adindividuare, per ogni area causale, alcuni fattori determinanti, per risalire gradatamente dagli effetti verso le cause prime. (figura 1).

CONVINZIONE DI INUTILITA’

In alcuni ambienti è diffusa la convinzione che il consulente di management sia un doppione o un’alternativa del manager interno. In questi casi, quanto maggiore è la stima nei confronti del manager e tanto minore è la disponibilità a pensare che gli possa servire l’aiuto di un consulente esterno. Se non è visto come sostituto del manager, il consulente viene considerato come un produttore di idee belle, ambiziose, costose e poco praticabili.
La visione secondo cui il consulente è l’alternativa esterna al manager interno, equivocando il ruolo di consulente con quello del temporary manager, si basa su due fondamenti errati:
a) confonde i due ruoli sovrapponendoli; così facendo, le distinzioni e le complementarità di competenze sembrano difetti anziché opportunità.
b) presuppone che il manager disponga sempre di tutte le competenze aggiornate per gestire anche le innovazioni estemporanee. Ciò è abbastanza improbabile perché non conviene all’azienda avere in modo permanente la disponibilità di competenze utilizzabili solo in forma discontinua o saltuaria.

ESPERIENZE NEGATIVE

“Il consulente è quello che ti chiede l’orologio per dirti che ore sono e poi lo ripone nella sua tasca”. Ciò presupporrebbe che il cliente non sappia leggere l’ora e che il consulente si appropri dell’orologio:
entrambe queste cose non sono proprio frequenti.
Ma se ci soffermiamo con un po’ di attenzione su questa battuta, scopriamo due elementi importanti nascosti sotto la superficie ironica.

Primo elemento: i cattivi consulenti. Ci possono essere, ed esistono, dei consulenti senza scrupoli che approfittano della loro competenza e del loro linguaggio forbito per ingannare il cliente fiducioso.
Esistono i cattivi consulenti, così come esistono i bravi consulenti. I cattivi consulenti sono i peggiori nemici dei bravi consulenti, perché lasciano un’immagine negativa che discredita tutta la comunità professionale.
Un cliente scottato da un’esperienza negativa non compera più consulenza per almeno cinque anni.

Secondo elemento: saper comprare. Gli inganni ripetuti richiedono una buona dose di ingenuità: occorre una certa propensione. Molta attenzione viene data a tutti gli acquisti, con confronto tra più fornitori; ciò non si sposa bene con la superficialità nel fare un contratto di consulenza. L’apparente ingenuità si spiega facilmentequando è abbinata a una dose di presunta “furbizia”: spendere poco sembra un colpo di astuzia, ma con il fiato corto. La consulenza è un investimento che può far molto bene all’azienda, ma che comporta ovviamente un rischio: occorre un po’ di coraggio imprenditoriale. In questa decisione il manager si sente terribilmente solo.

Il timore di critica alle intenzioni
E se il problema non fosse un problema? Che immagine mi farei in azienda nell’aprire un progetto di consulenza per un non-problema.  Aprire un incarico di consulenza è già un problema. Bisogna motivarlo a se stessi, agli altri e anche alla percezione non dichiarata degli altri.
Pigrizia imprenditoriale
Non è mai il momento giusto per una consulenza se, in fondo, non vuoi correre il rischio di sbagliare. Se tutto sta andando bene, non c’è motivo di innovare. Se tutto sta andando male, è meglio contenere i costi opzionali e aspettare tempi migliori. Se il contesto si è appena assestato, non è il caso di innescare un cambiamento. Se il contesto è in mutamento, non è opportuno avviare cambiamenti prima di aver capito come butta.

DIFFICOLTA’ DI SCELTA
Una volta presa la decisione di rivolgersi a un consulente esterno, nasce per il cliente un’altra questione: chi ingaggiare? Scegliere un rinomato specialista del problema? O è meglio scegliere un consulente che conosce già la realtà aziendale nelle sue peculiarità?
Oppure è più sicuro chiamare il consulente “di fiducia”, di cui si conosce già l’affidabilità, la qualità, la serietà professionale e la tariffa?
Primo ostacolo: mancanza di criteri di valutazione

La difficoltà nella scelta rende evidente una carenza di chiarezza sui criteri da adottare per la valutazione di un consulente: competenze, capacità di visione generale, affidabilità, esperienza, tariffa, partnership.
Quale mix di queste caratteristiche? Quali indicatori operativi si possono misurare? Quale marketing di acquisto?

Secondo ostacolo: mancanza elenco fornitori qualificati

Una carenza lamentata spesso dai committenti è quella della mancanza di disponibilità di repertori ufficiali sull’offerta di consulenza. In realtà esistono e sono gestiti dalle Associazioni di Consulenza; l’accreditamento da parte della comunità professionale è un grosso aiuto di pre-qualificazione. Ciò non esime il cliente dal lavoro di
scelta tra i consulenti qualificati del consulente più opportuno e più adeguato alla sua situazione.

tratto dal testo “l’uomo a 6 dimensioni” di Claudio Alberti

Rielaborato da Mirco Cervi

Dischi Nas – Nas storage disks

NAS(Network Attached Storage), qual è quello giusto per voi?

Introduzione

Un tempo aggiungere un nuovo hard disk interno al vostro computer rappresentava la reazione migliore al messaggio “Spazio su disco insufficiente”. Poi venne l’avvento degli array di dischi esterni, collegabili direttamente a interfacce USB 2.0 e Firewire/1394 sempre più veloci; soluzioni funzionanti alla perfezione nel caso foste le uniche persone ad accedere ai file.

Oggi invece, quasi nessun computer rimane isolato, solitamente infatti vengono collegati ad una LAN con una o più macchine. Anche se è ancora possibile condividere quei file con altre persone tramite le funzionalità di condivisione integrate nei sistemi operativi, esistono metodi migliori: i Network Attached Storage o più semplicemente, i NAS.

Il mondo dei NAS offre svariate possibilità di scelta ed è purtroppo sin troppo facile comprare

qualcosa di cui non avevate realmente bisogno. In questo articolo cercheremo di guidarvi nella scelta del NAS perfetto per i vostri bisogni.

Definite le vostre necessità

La prima domanda che rivolgo a coloro che mi chiedono suggerimenti su un dispositivo di rete è: “Per cosa ti serve?”. Può essere frustrante per chi vuole sentirsi dire subito cosa comprare, ma non sarà mai tanto frustrante quanto scoprirsi insoddisfatti della raccomandazione perchè il dispositivo acquistato non dispone di quella particolare funzione che si sarebbe rilevata fondamentale per le loro necessità.

La domanda “Per cosa ti serve?” può sembrare ovvia, ma è spesso ignorata in favore di raccomandazioni di amici, l’acquisto di un prodotto al primo posto della lista dei “Dispositivi Migliori”, l’impulso che spinge a comprare un prodotto solo perchè ha una confezione con scritte o immagini allettanti o semplicemente come risposta ad un’offerta in ribasso.

Ho recentemente trascorso un fine settimana con un gruppo di amici che alla fine si è trasformato in una mini-maratona di consigli sull’implementazione di una piccola rete. Uno di loro aveva la vaga nozione del significato di “Home Server”, ma non era sicuro di cosa significasse o di cosa dover comprare. La mia prima domanda perciò fu “Cosa vuoi che questo “Home Server” faccia?”. Rispose:

  • Immagazzinare la mia collezione di oltre 20GB di foto digitali, che attualmente stà intasando il drive del mio Mac Powerbook;
  • Contenere l’intera collezione di mp3;
  • Contenere la mia collezione di oltre 400 DVD, una volta che li avrò convertiti in formato digitale;
  • Rendere disponibile tutto quel materile a qualsiasi altra postazione connessa alla rete.

Un altro amico mi chiese una consulenza per un piccolo ufficio e un aiuto per configurare una rete che collegasse una dozzina di succursali a un “server”. Come sempre, gli chiesi cosa volesse che il suo server facesse. La sua risposta fu:

  • Condivisione dei file centralizzati per tutte le succursali con controllo degli accessi;
  • backup automatico delle macchine client;
  • backup e replica automatica e dei file immagazzinati sul server.

Le due liste sono molto differenti, ma entrambe possono essere soddisfatte da un “server” correttamente configurato. Entrambe le liste possono essere anche gestite da un NAS attualmente in commercio, e ciò porta alla domanda: “Server o NAS?”.

Server o NAS?

Come ho accennato precedentemente, i server esistono in diversi modelli e forme. Il vostro PC (o Mac o Linux) può essere un server e infatti, è ciò che diventa ogni volta che ha files o stampanti in condivisione. Le stesse funzioni sono svolte da computer dual, quad o centu-core, montabili in rack e nello specifico definiti Server, ma i server possono esistere anche in forma “elettrodomestico”, con caratteristiche e dimensioni concentrate e interfacce semplificate. I NAS rientrano in quest’ultima categoria.

Potreste quindi avere la sensazione che la definizione di “Server” sia abbastanza estesa, l’esperienza ha dimostrato che ogni qual volta ci sia qualcosa di confuso e poco definito, i rivenditori possono essere di “aiuto”. Non troppo tempo fa, per esempio, cercarono di convincerci che i “router” casalinghi, i “gateway” e i “firewall” erano cose differenti, ma che tutti alla fine, riuscivano a prendere una singola connessione ad Internet e condividerla tra diversi computer. E anche se questa definizione potrebbe portare al collasso qualche esperto di reti, la maggior parte dei costruttori di prodotti di networking si è arresa, definendo tutti quei dispositivi “routers”.

I NAS sembrano averla fatta franca fin’ora e costruttori particolarmente legati al termine “NAS”.

Ma Microsoft ha deciso di volere una fetta di questo mercato in fortissima crescita, per questo motivo ha investito un sacco di soldi al CES di quest’anno e si è associata ad HP per tentare di convincere i clienti che ciò che realmente vogliono è un Windows® Home Server. Ed eccoci qui…

Il punto di tutto questo discorso è che non importa se un dispositivo è chiamato Home Server, NAS, Home Storage Server o persino “Bob” (ok, forse quest’ultimo potrebbe dare da pensare), alla fine, se non fa ciò di cui avete realmente bisogno e se ci avete speso i vostri sudati soldi, lo potete solo definire con un termine che non possiamo scrivere nei nostri articoli. Quindi concentratevi sulle caratteristiche dei prodotti che avete sotto mano e non sui loro nomi.

Le Basi

Prima di discutere delle scelte che dovrete fare, parliamo di quelle che non dovrete fare, esaminando le caratteristiche comuni a tutti i NAS:

Condivisione File: Tutti i NAS forniscono funzionalità di base di deposito dati, proprio come il vostro computer quando abilitate la condivisione dei file. Ma i NAS integrano un piccolo computer dedicato a quelle funzioni e consumano molta meno corrente, occupano uno spazio molto più ridotto e generano molto meno calore.

Consiglio: Una buona regola pratica è che i NAS usano circa 15-20W di corrente per drive. Quindi, un NAS da 4 dischi utilizza all’incirca 60 – 80 W durante il suo funzionamento.

Connessione Ethernet: Tutti i NAS possono essere collegati ad una LAN tramite una porta Ethernet 10/100. I nuovi modelli supportano anche collegamenti Gigabit ma non tutti i NAS con LAN gigabit supportano jumbo frames, probabilmente perchè i costruttori non vogliono aver problemi con troppe telefonate per assistenza da parte di quei clienti che mischiano client che usano frame jumbo e non.

NOTA: I “Jumbo” Frame sono frame Ethernet più grandi di 1518 bytes, che possono aiutare a velocizzare il trasferimento di files se i processori del NAS e il vostro computer sono abbastanza veloci. Per poter utilizzare i jumbo frames, ogni dispositivo interessato dal trasferimento (l’interfaccia Ethernet del vostro computer, lo switch della LAN e la porta Ethernet NAS) deve anch’esso supportarli.

Supporto SMB/CIFS: Il linguaggio internazionale dei filesystem di rete si chiama SMB/CIFS ed è supportato dalla maggior parte dei sistemi operativi più recenti grazie al lavoro del progetto Open Source Samba. Il NAS dovrebbe quindi funzionare con Windows, MAC OS X, Linux, ecc., mentre gli altri sistemi operativi non sono sempre supportati, ma di questo ne parleremo più avanti.

Amministrazione via browser web: Così come molti dispositivi di rete per il mercato consumer, anche i NAS sono amministrati tramite delle interfacce basate su browser web. Il problema principale è che i prodotti tendono ad essere distribuiti assieme a stumenti di utilità legati a Windows, che aiutano inizialmente a trovare il NAS sulla rete e a cambiarne l’ indirizzo IP per adattarlo alla vostra LAN.

Quindi se non state utilizzando Windows, potreste aver bisogno di controllare manualmente l’indirizzo IP iniziale del vostro NAS. Fortunatamente, la maggior parte dei NAS lascia la fabbrica impostata automaticamente perchè ottenga le impostazioni IP da un server DHCP, così da ridurre il numero di potenziali indirizzi da dover controllare. Normalmente potete accedere al router della vostra LAN e da lì cercare l’indirizzo IP dell’unità NAS nella lista di client DHCP collegati.

Espansione tramite USB 2.0: Con poche eccezioni, tutti i NAS dispongono di una o più porte USB 2.0. tra le varie funzioni, queste porte possono essere collegare ad hard disk USB, da poi utilizzare come unità di backup del drive interno al NAS o essere direttamente condivisi su tutta la rete.

Prima decisione: quale capacità?

La decisione più importante che dovrete prendere è di quanto spazio avete realmente bisogno? Non è solo una domanda per capire quanti soldi dovrete spendere, ma determina anche se dovrete cercare un NAS che supporti la funzionalità RAID o no. Purtroppo questo tipo di decisione è complicata, in quanto i parametri da verificare per capire le vostre necessità cambiano in continuazione.

Fino a poco tempo fa, 500GB rappresentavano il punto di svolta tra NAS a drive singolo e multiplo; se cercavate ulteriore spazio, avreste dovuto spostarvi su NAS RAID. Oggigiorno sul mercato si possono facilmente trovare drive da 750 GB anche in unità NAS da singolo drive, come nei modelli Buffalo LinkStation Live (HS-DH750GL) e Pro (LS750GL). L’Hitachi Deskstar 7K1000 è il primo drive da 1 TB(!), mentre Samsung e Seagate hanno anch’essi annunciato drive da Terabyte, ma nessuno li ha ancora implementati nei NAS.

Quindi, a parte i prodotti Buffalo, se avete bisogno di più di 500 GB di spazio, dovrete cercare NAS RAID, la cui scelta dipende da altre importanti decisioni.

Anche se opterete per NAS RAID, fate attenzione che attualmente molti dispositivi sono limitati a 2 TB di spazio. Qualche costruttore ha rilasciato aggiornamenti per i firmware per incrementare il limite di spazio massimo a 3 e persino 4 TB, quindi, ricordatevi di controllare bene le specifiche prima di aquistare uno di questi dispositivi.

NOTA: Nonostante possiate sentirvi tentati al pensiero di poter spingere oltre questo limite, legato all’uso di drive singoli, collegando altri drive USB… non fatelo! Drive esterni basati su USB vengono solitamente trattati come condivisioni separate che non possono essere combinate con lo storage interno.Spesso il drive esterno deve essere formattato in FAT32 prima di poter essere riconosciuto da alcuni NAS; altre volte invece, questi dispositivi potrebbero addirittura non riconoscere eventuali partizioni multiple presenti sulle unità USB.

Seconda decisione: quali caratteristiche?

Una volta sistemata la questione “quanto spazio?”, potete ridurre il numero di dispositivi tra cui scegliere cercando caratteristiche che supportino le funzioni che vi interessano. Ci sono molti modi per risolvere la situazione, ma generalmente io raggruppo le funzioni che desidero in cinque categorie: Backup, Servizi Multimediali, Controllo degli Accessi, Filesystem di Rete e Altri Servizi.

Backup

Esistono due tipi di backup da considerare per il vostro futuro NAS: backup dei client di rete e backup del NAS stesso.

Il backup dei client di rete è solitamente una funzione gestita da un software distribuito assieme all’unità NAS, che deve essere installato su tutti i client di cui volete eseguire la copia di sicurezza. Per esempio possiamo citare il software Memeo, distribuito coi NAS Buffalo, o Retrospect Express di EMC, presente nelle unità Iomega.

Anche Infrant distribuisce Retrospect Express coi suoi NAS desktop (NV+) e rack (1100). E con una piacevole eccezione alla norma, per esempio rispetto ad applicazioni esclusivamente Windows, entrambi i prodotti includono 5 licenze sia per client Windows che per Mac OS. L’intera linea di prodotti ReadyNAS di Infrant integra una funzione di backup che può eseguire copie di qualsiasi condivisione di rete. Questa funzione può essere utilizzatta anche per copiare determinati files dai client senza doverci installare ulteriori applicativi!

Qualche volta il programma di backup integrato è utilizzabile per un limitato periodo di tempo, oppure è in versione demo; qualche altra volta invece, come nel caso Retrospect Express menzionato precedentemente, consente di attivare solo un numero limitato di licenze. Per questi motivi non consiglio di scegliere un NAS piuttosto che un altro basandosi sulla soluzione di backup software distribuita, a meno che abbiate una certa familiarità con l’applicazione e siate sicuri che soddisfi appieno le vostre necessità.

La seconda funzione di backup, quello NAS, viene frequentemente sottovalutata nonostante spesso si riveli ben più importante della prima soluzione. I NAS forniscono uno spazioenorme e comodo dove salvare tutto ciò che riguarda la vostra vita digitale, vita che potrebbe sparire in pochi secondi se non disponete di un sistema di backup adatto. Nonostante ciò, la sicurezza dei dati fornita dai sistemi RAID non potrà mai sostituire un regolare programma di backup.

Suggerisco quindi di comprare solo NAS che integrino sistemi di backup programmabili, preferibilmente in locale, su drive connessi tramite USB e su share di rete. In ogni caso, se optate per un backup via USB o drive di rete, attivate le funzioni di backup subito dopo l’installazione del NAS e monitoratene il funzionamento almeno una volta alla settimana, giusto per essere sicuri che i backup creati siano stati fatti correttamente.

Servizi Multimediali

Se volete utilizzare i NAS con riproduttori multimediali di rete, cercate prodotti con un media server compatibile UPnP AV integrato. Ciò non è però necessario se state utilizzando un computer per riprodurre i vostri file o se li copiate dal computer a qualche altro dispositivo.

I riproduttori multimediali di rete si basano sui media server come UPnP AV per cercare e riprodurre i file.

Si stà iniziando a dotare i NAS di server iTunes, così che le macchine che usano iTunes possano trovare e riprodurre il contenuto dell’unità. Troverete anche dei prodotti che vantano una compatibilità o certificazione DLNA o Viiv, nessuna di queste è tanto importante quanto UPnP AV.

NOTA: Qualsiasi NAS di recente fabbricazione è abbastanza veloce da gestire foto e musica e spesso può, allo stesso tempo, gestire anche uno o due stream video.

Controllo degli accessi

Probabilmente desiderate anche la possibilità di controllare gli accessi effettuati verso qualche particolare directory del NAS. Oggi quasi tutti i dispositivi di questo tipo, presenti sul mercato, consentono di creare degli account e di gestirne gli accessi in base a permessi definiti a livello utente; nei modelli più recenti si possono anche trovare gestioni per interi gruppi di utenti, ma non sono ancora tanto diffusi quanto i primi.

Se avete intenzione di usare il NAS in un ambiente con una rete estesa, potreste essere interessati a dispositivi che prendono le informazioni sui permessi di gruppi e utenti direttamente da server NT o Active Directory (AD). Questa funzione non è supportata universalmente e alcuni costruttori, come Buffalo, hanno diviso le proprie linee di prodotti in modelli con e senza supporto AD/NT.

Filesystem di rete

Come detto precedentemente, tutti i NAS supportano SMB/CIFS, ciò vuol dire che virtualmente ogni sistema operativo moderno è in grado di accedere alle sue condivisioni. Se state utilizzando Mac OS, potreste però preferire AFP (Apple Filing Protocol) o persino NFS (Network File System). Avrete più fortuna cercando prodotti che supportino AFP piuttosto che NFS dato che quelle volte in cui NFS è supportato, l’implementazione è essenzialmente inutilizzabile.

Altri servizi

Nello sforzo di attrarvi verso i loro prodotti, i costruttori spesso aggiungono ulteriori funzionalità ai loro NAS, di solito nella forma di servizi aggiuntivi. É una cosa abbastanza semplice da fare, dato che molti di questi dispositivi sono basati su Linux e che esistono centinaia di comodi moduli open source che possono essere aggiunti con relativa facilità.

L’”altro” servizio aggiuntivo che troverete più frequentemente è l’FTP, che rappresenta un ulteriore gestione dei file sul NAS. L’implementazione è comunque varia, infatti alcuni prodotti forniscono solo FTP anonimi.

I Server di Stampa per stampanti USB sono il secondo servizio per diffusione, ma supportano principalmente le stampe da sistemi Windows. Potreste avere fortuna riuscendo a stampare da client Mac OS X se disponete di una stampante Postscript e dell’appropriato file PPD.

La maggioranza dei server di stampa è una “scatola nera” che consente solo di abilitare o disabilitare la funzione. In alcuni casi è anche possibile cancellare l’intera coda di stampa, ma nessun server di quelli che abbiamo visto finora permette di monitorare la coda stessa o di eliminarvi una stampa singola. Il mio consiglio è quello di non comprare nessun NAS basandosi sulle sue caratteristiche di stampa. Se riuscite a farli funzionare, consideratelo come un regalo inatteso!

Le funzioni di Server Web (HTTP) sono sempre più comuni. Per esempio, ReadyNAS di Infrant permette di accedere ai file contenuti nel dispositivo tramite un browser web. Potrebbe essere comodo per rendere i file disponibili in remoto o comunque a client che non supportano SMB/CIFS. Alcuni NAS supportano addirittura HTTPS, probabilmente una funzione più importante per l’amministrazione sicura da remoto, piuttosto che per gli accessi ai file da locale.

Synology d’altra parte, ha scelto un approccio più aggressivo includendo nei loro server HTTP sia un interprete PHP che un database MySQL. Ciò permette di usare i NAS come web server completi, in grado di supportare applicazioni web dinamiche.

Un’ultima funzionalità che merita di essere menzionata è il download automatico per i client: la possibilità di costruire una coda con una lista di file Torrent, FTP e/o HTTP che il NAS scarica automaticamente su un drive selezionato, senza richiedere l’uso di un computer esterno. Synology e Thecus hanno aperto la strada implementando queste caratteristiche per primi ma ora hanno sempre più seguito.

RAID

Quindi avete deciso quanto spazio avete bisogno e le caratteristiche che volete. Ora dovete scegliere se aggiungere il supporto RAID alla lista della spesa.

I NAS RAID (Redundant Array of Independent/Inexpensive Disks) usano diversi hard disk per fornire alta capacità, alta disponibilità o entrambe le cose. RAID può essere anche usato per aumentare il throughput ma solitamente questa caratteristica non si trova nei NAS RAID di fascia consumer.

Vengono commercializzati nei tagli a due o quattro drive, anche se si possono trovare versioni a cinque dischi. I NAS da due dischi supportano il RAID 1, per la sua alta affidabilità e JBOD/Span o RAID 0 per l’alta capacità.

Non potrete ottenere sia alta capacità e affidabilità con solo due dischi; il RAID 1 infatti, usa il secondo disco per duplicare il primo, così se uno dei due dovesse guastarsi, il sistema può continuare a funzionare senza interruzioni e senza perdere dati. JBOD/Span/RAID 0 sommano le capacità dei singoli dischi così che ne possiate vedere uno solo di dimensioni più grandi. Se uno dei due dischi ha un guasto però, potete solo dire addio a tutti i dati e al funzionamento del sistema.

CONSIGLIO: Per ulteriori informazioni sulla tecnologia RAID potete fare riferimento al tutorial di AC/NC o alle pagine di Wikipedia.

I NAS a quattro (e cinque) drive supportano le stesse modalità delle versioni a due dischi, con l’aggiunta del RAID 5, in questo modo uniscono i drive fornendone uno virtualmente più grande e, allo stesso tempo, permettono al sistema di sopportare un guasto a (solo) uno dei dischi senza interromperne il funzionamento. Ciò può sembrare un’ottimo affare ma se ci pensate bene noterete che il RAID 5 spreca la capacità di un intero drive per memorizzare i dati di parità. Quei prodotti RAID 5 da 1 TB che vedete spesso pubblicizzati sulle riviste specializzate, in realtà forniscono uno spazio utilizzabile compreso tra i 650 e i 700 GB se funzionanti in modalità RAID 5.

Alcuni nuovi dispositivi a quattro drive supportano anche ulteriori modalità, come il RAID 10 e RAID 5 con spare. In entrambe le versioni si riduce ancor di più la capacità totale a disposizione, portandola effettivamente al 50%. Un NAS da 1 TB quindi, funzionante in RAID 10 o RAID 5 con spare, fornisce meno di 500 GB di spazio utilizzabile.

Se la vostra necessità di spazio non richiede il passaggio a RAID, potreste comunque considerarlo per motivi di disponibilità/affidabilità. Tutte le modalità RAID (eccetto per quello 0) possono tollerare un guasto a un disco senza interrompere il funzionamento; il RAID 6 può persino resistere a due guasti.

Tipologie NAS

Dopo aver fatto la lista delle funzionalità che vi interessano, potrebbe rimanervi un’ultima decisione da prendere: diskful o BYOD? Ho detto “potrebbe” perchè, in base alle scelte funzionali che avete preso poco fa, potreste non trovare prodotti né diskful né BYOD.

I primi sono venduti pronti all’uso, con i drives già installati. Il problema di questa versione è che quando muore uno degli hard disk interni, la sua sostituzione è solitamente un’operazione costosa, eseguibile solo dal produttore o da un centro assistenza. Non si ha modo di scegliere i drive da utilizzare, anche se alla fine le prestazioni degli hard disk interni non rappresentano un fattore determinante per le prestazioni di un’unità NAS.

L’ultima generazione di questi dispositivi si è spostata da ATA/IDE a drive SATA da 7200 RPM e processori più veloci, specifici per applicazioni, come il Marvell Orion. Se per voi le prestazioni sono un fattore importante, quindi, fareste bene a scegliere un NAS che includa entrambe queste componenti.

I prodotti Bring Your Own Drive (BYOD) possono essere una valida alternativa, in quanto permettono di risparmiare un po’ di soldi, per esempio, riuttilizzando uno o più drive tra quelli scartati durante l’ultimo aggiornamento del vostro PC. Rispetto alle versioni diskful hanno anche il vantaggio di facilitare la gestione dei dischi interni, permettendo sostituzioni più semplici e la capacità di formattare ed installare qualsiasi file necessario ad ogni drive raw.

Il vantaggio reale di BYOD si ha coi modelli multi-drive perché, per esempio, si può iniziare con una configurazione a due dischi in RAID 1 e successivamente migrare a un RAID 5 con quattro dischi. X-RAID, presente in ogni prodotto Infrant, è probabilmente la tecnologia “RAID espandibile” più semplice da utilizzare.

Prestazioni

Naturalmente siete liberi di buttare fuori dalla finestra il processo di selezione che vi ho presentato sin’ora e di prendere le vostre decisioni dando una priorità maggiore alle prestazioni e relegando gli altri fattori a ruoli secondari.

Il criterio chiave da considerare per valutare le prestazioni di un NAS, è comunque il throughput durante la lettura e la scrittura. I parametri classici che influenzano le scelte degli hard disk da comprare, come tempo di accesso, di posizionamento, etc. vengono nascosti dai rallentamenti introdotti dalla trasmissione dei dati sulla rete. Velocità di connessione alla rete, le dimensioni dei file e dei file record sono i fattori che influenzano direttamente il throughput.

Non cè molto da fare circa le dimensioni dei record file, essendo direttamente controllati dai sistemi operativi dei computer. Se avete in programma di trasferire molti file di grosse dimensioni, assicuratevi che il NAS che state per comprare disponga di una porta Ethernet Gigabit. I NAS delle precedenti generazioni dotati di porte Ethernet Gigabit, non sempre avevano una potenza di calcolo sufficiente per sfruttare appieno i vantaggi di una connessione di rete così veloce. I nostri test però dimostrano che questo discorso non vale più per i NAS di ultima generazione, in grado di gestire al meglio anche i collegamenti Gigabit.

Alti parametri che influiscono sulle prestazioni dei dispositivi NAS sono il sistema operativo del vostro computer e le dimensioni della memoria RAM, infatti, per evitare crolli prestazionali i sistemi operativi moderni cercano sempre di usare il più possibile la cache su RAM (scrivendo e leggendo la memoria di sistema invece che uno o più file su disco). Più RAM avete e più piccoli sono i file da gestire, più possibilità avrete che il sistema operativo sia in grado di trovare velocemente ciò che cerca nella memoria, invece che ricorrere ai ben più lenti accessi ai dischi.

Conclusioni

Non importa quale metodo di selezione avete deciso di utilizzare, sicuramente i nostri grafici delle unità NAS vi torneranno utili più di una volta, anche grazie ai nuovi filtri per le ricerche che vi permetteranno di trovare velocemente i prodotti con le caratteristiche che volete. Ovviamente, anche le nostre dettagliate recensioni sono sempre una valida fonte di informazioni. Quindi continuate a cercare e presto troverete il NAS perfetto per voi!

Contributi a fondo perduto provincia di treviso

tratto da unioneconsulenti.it

Contributi a fondo perduto a favore delle attività commerciali e degli agenti di commercio con sede nella provincia di Treviso

Per informazioni contattarci telefonicamente al n° Tel. 02.81.67.45 (da lunedì a venerdì ore 10.00-18.00). 
Per richiedere una consulenza
, compilare il modulo web e scaricare successivamente la propria scheda valutativa gratuita di progetto (file word .doc o .pdf) ed inviarla a finanziamenti@unioneconsulenti.it

BENEFICIARI
a) attività di commercio al minuto con una superficie di vendita non superiore ai 400 mq;
b) attività alberghiera (comprese le attività di affittacamere e di locanda), della ristorazione e della somministrazione;
c) attività di rivendita di giornali e/o riviste, edicole comprese;
d) tabaccherie;
e) attività di commercio su aree pubbliche;
f) attività di agente e/o di rappresentante di commercio.

SPESE AMMISSIBILI E CONTRIBUTO
- Per le ditte esercenti le attività a), b), c), d) (vedi beneficiari):
sono ammessi interventi di ammodernamento finalizzati al miglioramento degli arredi, delle attrezzature strettamente connesse allo svolgimento delle attività previste dal disciplinare, delle vetrine. Per le sole ditte esercenti le attività indicate alla lettera b) sarà ammissibile anche l’acquisto di apparecchi televisivi destinati alla clientela.
Tutte le attrezzature devono essere nuove. La spesa complessiva deve essere pari o superiore a € 3.000,00 al netto di IVA. L’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto pari al 30% della spesa, per un massimo di € 8.000,00.

- Per le ditte esercenti attività di commercio su aree pubbliche: acquisto del veicolo commerciale nuovo completo delle attrezzature richieste, nonché acquisto della sola attrezzatura connessa all’attività; è equiparabile al nuovo unicamente la compravendita con formula “Km 0”.
La spesa complessiva deve essere pari o superiore a € 2.500,00, al netto di IVA. L’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa, per un massimo di € 4.000,00.

- Per gli agenti e/o rappresentanti di commercio: acquisto dell’autoveicolo nuovo, perché si tratti di primo autoveicolo o di sostituzione dell’unico mezzo già esistente. Sono escluse le auto il cui prezzo di listino è superiore a € 36.000,00 al netto di IVA; è equiparabile al nuovo unicamente la compravendita con formula “Km 0”.
La spesa complessiva deve essere pari o superiore a € 5.000,00, al netto di IVA e al netto di spese di immatricolazione e/o di passaggio di proprietà, di incentivi per la rottamazione e/o eco-incentivi e di rientri dell’usato. L’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa, per un massimo di € 2.000,00.

-          Per nessuna categoria di attività è ammesso l’acquisto in leasing.
-          Sono ammissibili gli interventi realizzati a partire dal 6 aprile 2010.

Made in Italy – nuovo ddl – approvato !!

Finalmente un testo dilegge che “tenta” di protegger il nostro bel paese ! Ieri alla Camera è stato approvato il ddl sul made in italy che regolamenterà la possibiltà etichettare i prodotti fatti in Italia.

Qui di seguito l’articolo del sole 24 ore e in allegato potete scaricare il ddl con il testo completo.

MircoDDL Made in Italy – testo di legge

Via libera definitivo della commissione Attività produttive della Camera al disegno di legge sul Made in Italy. Il provvedimento, nato alla Camera da una serie di proposte di legge parlamentari, era stato modificato dal Senato ed è stato approvato dalla Commissione in sede legislativa, con l’assenso di tutti i gruppi. “Il Governo – spiega il viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso – si è rimesso alla Commissione, evidenziando le criticità del provvedimento”. Un “atto politico che rappresenta un forte richiamo alla Ue affinchè finalmente agisca in questo campo a tutela delle imprese e dei consumatori europei”. Per l’esponente dell’Esecutivo “è utile la modifica che rinvia di quattro mesi l’entrata in vigore della legge, previa notifica della Ue per il necessario esame di compatibilità. Questa votazione unanime – prosegue – rafforza la posizione negoziale dell’Italia su una materia che resta di esclusiva competenza della Ue”.

IVA intracomunitaria ed IVA nei rapporti con i Paesi extra-UE

Salve a tutti, su continua richiesta di taluni clienti, riporto le procedure corrette per valutare se ..quando fatturiamo a clienti, va applicata o meno l’iva.

Scrivetemi sui casi particolari se avete dei dubbi a mirco@mircocervi.it

Mirco

M

IVA INTRACOMUNITARIA

L’Unione Europea, attualmente costituita da 25 Stati, rappresenta il più esteso blocco commerciale del mondo ed il suo mercato unico conta quasi 500 milioni di cittadini.
Gli scambi commerciali fra questi Stati sono disciplinati dalla normativa comunitaria che è stata via via recepita dagli Stati aderenti all’Unione Europea.
In Italia, in particolare, è stato emanato il D.L. 30.8.1993 n° 331, convertito dalla Legge n° 427 del 29 ottobre 1993.
Ai fini IVA, in via transitoria, vige la regola della tassazione nel Paese di destinazione del bene, in attesa dell’attuazione del regime definitivo mediante l’armonizzazione delle aliquote IVA, in base al quale i contribuenti potranno versare l’imposta direttamente nel proprio Stato, emettendo nei confronti dei propri clienti comunitari fattura con IVA, così come già avviene all’interno dei singoli Stati.
Pur tuttavia, riguardo al raggiungimento di questo obiettivo, che doveva realizzarsi nel 1997, con il progressivo allargamento dell’Unione Europea, diventa difficile fare una previsione a breve, in quanto l’armonizzazione delle aliquote dovrà riguardare tutti i Paesi che costituiscono l’Unione Europea.

Le cessioni e gli acquisti intracomunitari

La legge 427/93 considera rispettivamente all’art. 41 e 38 “cessioni” e “acquisti” intracomunitari le operazioni in cui siano presenti tre requisiti:

  1. soggettivo: ciascun partner comunitario possiede un codice di identificazione IVA, costituito dal numero di partita IVA preceduto dal codice dello Stato (codice ISO) composto da due lettere;
  2. oggettivo: la cessione del bene è a titolo oneroso;
  3. territorialità: i beni vengono trasportati o spediti nel territorio di altro Stato membro.

Tali operazioni vanno riepilogate nell’Intrastat.

Alcuni esempi


Legenda
La linea continua indica l’emissione della fattura.
La linea tratteggiata indica il movimento della merce

CASO n° 1 – Cessione intracomunitaria
Operatore soggetto passivo d’imposta in Italia (IT), effettua una cessione intracomunitaria nei confronti di soggetto passivo d’imposta francese (FR) e consegna i beni in Francia.


IT emette nei confronti di FR fattura non imponibile IVA ai sensi dell’art. 41, comma 1, lettera a), L. 427/93 e compila l’Intra-1 bis.

CASO n° 2 – Cessione a cliente comunitario privato
Operatore italiano (IT) vende a privato olandese (NL) ed ivi spedisce la merce.


Tale operazione non costituisce cessione intracomunitaria in quanto il cliente non è un soggetto passivo d’imposta in altro Stato comunitario (manca il requisito soggettivo). Pertanto IT deve emettere nei confronti del cliente olandese fattura con IVA e non deve compilare l’Intrastat.

CASO n° 3 – Cessione a cliente comunitario e consegna dei beni in Italia Operatore soggetto passivo d’imposta in Italia (IT), vende a soggetto IVA ungherese e consegna per suo conto i beni in Italia.

IT non effettua una cessione intracomunitaria per mancanza del requisito della territorialità. Infatti pur vendendo ad un soggetto passivo d’imposta ungherese non trasferisce i beni in altro Stato comunitario. Pertanto IT emette nei confronti di HU fattura con IVA. Non compila l’Intrastat.

CASO n° 4 – Acquisto intracomunitario Operatore italiano (IT) acquista da fornitore tedesco merce proveniente dalla Germania.

IT effettua un acquisto intracomunitario ai sensi dell’art. 38, comma 2, L. 427/93.
Integra la fattura ai sensi dell’art. 46 della L. 427/93 e la registra ai sensi dell’art. 47 della medesima legge. Compila l’Intra-2 bis.

IVA NEI RAPPORTI CON I PAESI EXTRA-UE

Il crescente fenomeno di internazionalizzazione vede le imprese nazionali presenti in ogni parte del mondo. Oltre alle complesse dinamiche commerciali gli scambi con l’estero sono caratterizzati dall’esistenza di un’ampia normativa fiscale e doganale.
Per quanto concerne gli adempimenti fiscali le operazioni con partners extra-UE sono disciplinate dal D.P.R. 633/72.

Le cessioni di beni in esportazione

I beni trasportati o spediti fuori del territorio comunitario si considerano esportati (art. 8, D.P.R. 633/72). L’esportazione deve essere provata con gli opportuni visti al fine di giustificare l’emissione della fattura senza applicazione dell’imposta.

Tre tipi di cessioni all’esportazione

  1. L’articolo 8 del D.P.R. 633/72 disciplina, nella lettera a), le cessioni di beni inviati al di fuori del territorio comunitario a nome o a cura del cedente, anche tramite commissionari.

    Caso
    Operatore italiano (IT) cede beni a cliente egiziano (EG) e ne cura la spedizione in Egitto.

    Obblighi di IT

    • emette fattura non imponibile IVA ai sensi dell’art. 8, 1° comma, lettera a) D.P.R. 633/72;
    • emette i documenti richiesti per l’esportazione (es. Eur1, certificato fitosanitario, ecc.);
    • cura l’invio dei beni all’estero;
    • riceve copia n° 3 del Documento Amministrativo Unico (DAU) vistato dalla Dogana di confine.
  2. L’articolo 8, nella lettera a) equipara alle esportazioni le operazioni in cui interviene un terzo soggetto quale cessionario residente del soggetto italiano e cedente nei confronti del terzo non residente (esportazioni in triangolazione).

    Caso
    Operatore nazionale (IT1) vende materie ad altro operatore italiano (IT2) e consegna, per conto del proprio cliente IT2, i beni in dogana per l’esportazione in Svizzera (CH).

    Obblighi di IT1:

    • emette fattura nei confronti di IT2 non imponibile ai sensi dell’art 8, comma 1, lettera a). Indica nella fattura la destinazione finale della merce per conto di IT2;
    • invia lettera di incarico alla casa di spedizioni. Il costo del trasporto può essere addebitato al cessionario (IT2) (Ris. Ministero delle Finanze n° 51/E del 4.3.95);
    • deve munirsi della prova dell’effettiva uscita dei beni dal territorio della Comunità attraverso:
      1. visto apposto sulla fattura all’atto del compimento delle operazioni doganali di esportazione, con l’indicazione degli estremi del DAU. La fattura deve contenere anche i dati attestanti l’uscita dei beni dall’Unione Europea o, in alternativa, l’operatore deve procurarsi copia o fotocopia del DAU vistato dalla Dogana di uscita dall’Unione Europea in cui siano indicati gli estremi della fattura (Circ. Ministero delle Finanze 35 del 13.2.97).
      2. nelle operazioni triangolari è consentito al primo cedente nazionale di avvalersi della fatturazione differita (art. 21, comma 4, D.P.R. 633/72); in questo caso la dogana appone il visto di uscita dalla Comunità sul documento di trasporto. Il documento di trasporto dovrà riportare le medesime vidimazioni richieste per la fattura.

    Obblighi di IT2:

    • effettua una cessione all’esportazione non imponibile IVA ai sensi dell’art.8, comma 1, lettera a) per la quale emette fattura nei confronti del cliente estero;
    • deve munirsi della prova dell’effettiva uscita dei beni dal territorio dello Stato costituita dal formulario n. 3 del DAU vistato dalla Dogana di confine comunitaria.
  3. L’articolo 8 del D.P.R. 633/72 disciplina, nella lettera b), le cessioni il cui trasporto all’estero avviene a cura del cessionario non residente o per suo conto.

    Caso
    Operatore italiano (IT) cede beni a cliente svizzero. La transazione è regolata con resa ex-works.

    Obblighi di IT

    • emette fattura non imponibile IVA ai sensi dell’art. 8, 1° comma, lettera b) D.P.R. 633/72;
    • collabora con il compratore relativamente all’emissione dei documenti richiesti per l’esportazione;
    • riceve quale prova dell’avvenuta esportazione, entro 90 giorni dalla consegna della merce, la fattura vistata dalla dogana di confine.

    Nota
    Il cliente svizzero, in quanto soggetto non residente nell’Unione Europea, deve espletare le formalità doganali di esportazione mediante il ricorso ad un rappresentante in dogana. Il fornitore italiano deve sincerarsi che ciò sia avvenuto, atteso che, in caso contrario, le operazioni doganali vengono espletate a nome del cedente residente nello Stato, con la conseguente applicazione degli obblighi previsti dalla lettera a) dell’articolo 8.

made in Italy – significato nell’arredamento

 

Porto il riassunto di una ricerca fatta per una azienda di imbottiti che mostra i valori attribuiti al “made in Italy” da parte del mercato interno e estero.

I punti fondamentali su cui si basa la scelta di un divano MADE IN ITALY da parte del cliente sono in ordine:

 

ITALIA

FRANCIA

GERMANIA

RUSSIA

ESTERO

Qualità

Estetica

Estetica

Estetica

Estetica

Estetica

Viver Bene

Viver bene

Qualità

Qualità

Investimento

Qualità

Passione

Vivere bene

Vivere bene

Viver Bene

Innovazione

Cultura

Cultura

Cultura

dati Federlegno 2009

La marca è riconusciuta per TUTTI come MARCA COME QUALITA’

Le motivazioni principali di acquisto sono (in Italia):

Gusto personale (56%)

Qualità (34%)

Convenienza (25%)

Design (7%)

Marca (7%)

Processo di acquisto (federlegno 2009)

 

La classifica dei punti vendita dove un potenziale cliente ricerca suggerimenti e consigli di acquisto è la seguente:

Negoziante vicino a casa (33%)

Parenti e amici (31%)

Architetti “amici” (18%)

Grande distribuzione (18%)

Riviste specializzate (18%)

Internet (7%)

Modalità di acquisto del prodotto arredamento in genere

Negozi plurimarca (80%)

Falegname/Artigiano (70%)

Grandi catene plurimarca (66%)

Negozi monomarca (59%)

Catalogo posta ..internet (20%)

ADUC – Scheda Pratica – INCENTIVI 2009: LE DETRAZIONI FISCALI (RISTRUTTURAZIONI, ASILI NIDO, ABBONAMENTI TRASPORTO PUBBLICO, ETC.)

ADUC – Scheda Pratica – INCENTIVI 2009: LE DETRAZIONI FISCALI (RISTRUTTURAZIONI, ASILI NIDO, ABBONAMENTI TRASPORTO PUBBLICO, ETC.).

Nuovi aggiornamenti sugli incentivi fiscali per l’acquisto di “arredamento”, dal sito ADUC.

Mirco

Regione Veneto: Bando per la promozione all’estero delle produzioni venete di Pmi ed imprese artigiane

tratto da newsletter di TREVIGLOBAL del 04/01/2010

Bando della Regione Veneto per il finanziamento dei progetti di promozione all’estero di prodotti realizzati da soggetti (Consorzi/imprese) appartenenti al Settore Secondario relativamente all’artigianato e PMI (limitatamente alle “micro” e “piccole” imprese), nonché dei progetti di filiera. L’ammontare massimo di ciascun finanziamento viene fissato in € 50.000,00, fermo restando:

-         il limite del 50% del costo complessivo del progetto rendicontato per i progetti extra-UE;

-         il limite del 35% del costo complessivo del progetto rendicontato per i progetti in ambito UE.

L’ammontare massimo di finanziamento per progetti riguardanti la formazione delle imprese in materia di marketing internazionale viene fissato in €. 30.000,00, fermo restando il limite del 50% del costo totale preventivato/rendicontato. A titolo indicativo, sono elencate di seguito alcune tipologie d’attività di progetto:

-         campagne di promozione all’estero (partecipazione a fiere e mostre, attività collaterali alle presenze fieristiche, azioni di comunicazione sul mercato, seminari, incontri bilaterali tra operatori);

-         missioni commerciali settoriali all’estero;

-         azioni pubblicitarie e di relazioni pubbliche intese a diffondere la conoscenza dei prodotti e/o dei marchi esclusivamente rivolte all’estero;

-         conferenze di commercializzazione nel territorio in cui hanno sede i raggruppamenti/distretti/filiere beneficiari, destinate ad operatori esteri;

-         studi e consulenze finalizzati alla messa in rete delle imprese proponenti, per una loro migliore promozione nei mercati esteri;

-         studi di fattibilità per investimenti commerciali o produttivi all’estero in show room, centri servizi, centri di assistenza tecnica, franchising, joint ventures;

-         analisi per l’innovazione dei processi produttivi, distributivi e logistici, in funzione della domanda internazionale;

-         formazione delle imprese in materia di marketing;

-         ricerche di mercato;

ricerca partners/aziende esteri/e;

PER ULTERIORI INFORMAZIONI CONTATTATEMI oppure contattate Treviglobal

Mirco

New investment business guide Poland 2009/ Nuova guida investimenti in Polonia 2009

Invest Guide Poland 2009

Disponibile la nuova business guide della JP Weber per gli investimenti in Polonia. Molto interessante l’introduzione e il focus sulle possibilità di investimento. La JP Weber è una società molto conosciuta che segue in tutto “chiavi in mano” investimenti in immobili, terreni e attività in Polonia.

Mirco

Posta certificata PEC – scadenze e obblighi

ntro il 29.11.2009 tutti i professionisti devono attivare un account di posta certificata come previsto dalla legge n. 2 del 28 gennaio 2009:

a) i professionisti iscritti in albi ed elenchi entro il 29.11.2009 devono dotarsi obbligatoriamente di una casella di Posta Elettronica Certificata, da comunicare ai rispettivi ordini e collegi;
b)le nuove società sono tenute a dichiarare l’indirizzo PEC all’iscrizione nel registro delle imprese;
c)le società già esistenti dovranno dichiarare entro tre anni l’indirizzo PEC al registro delle imprese;
d)tutte le pubbliche amministrazioni dovranno dichiarare il proprio indirizzo PEC

La posta elettronica certificata(PEC) è uno strumento che permette di dare, ad un messaggio di posta elettronica, lo stesso valore di una
raccomandata con ricevuta di ritorno tradizionale, attribuendo all’e-mail un valore legale.La traccia informatica delle operazioni svolte verrà conservata per legge per un periodo di 30 mesi consentendo la riproduzione, con lo stesso valore giuridico, delle ricevute stesse.

info di server plan http://blog.serverplan.com/2009/11/04/scadenza-posta-certificata/

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